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Omicidi in Italia - Dati statistici

Last Update: 5/29/2014 10:38 PM
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11/13/2012 2:55 PM
 
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Ultimo Rapporto Istat - 2009

Diminuiscono ulteriormente gli omicidi volontari consumati, compresi quelli commessi dalle organizzazioni criminali di tipo mafioso.

UNO SGUARDO D'INSIEME
Gli omicidi volontari consumati nel 2009 in Italia sono stati 586, che rappresenta il minimo storico per tale delitto. Alla diminuzione repentina avvenuta tra il 1991 - anno di picco – e il 1993 (da 3,38 a 1,87 omicidi per 100 mila abitanti), ha fatto seguito un calo progressivo fino all’attuale livello di 0,97 omicidi per 100 mila abitanti. E’ diminuita in misura ancora maggiore la componente degli omicidi ascrivibile alle organizzazioni criminali di tipo mafioso: nel 1991 era il 37,5 per cento del totale, nel 2009 è stata il 15,4 per cento. Gli omicidi tentati nel 2009 sono stati 1.346, quindi ogni 100 omicidi volontari consumati ve ne sono circa 230 tentati. Anche per questi ultimi si è avuta una complessiva diminuzione, pur se di portata minore rispetto agli omicidi consumati (dai 3,87 per 100 mila abitanti del 1991 ai 2,24 del 2009). Dall’inizio del secolo l’andamento è stato irregolare, con alcune riprese e un forte calo (-17,0 per cento) nell’ultimo anno considerato.

Nel corso del 2009, in Italia sono stati commessi 1,0 omicidi (sono considerati gli omicidi volontari consumati, i preterintenzionali e gli infanticidi) per 100 mila abitanti. Questo dato colloca il nostro Paese al di sotto della media calcolata sul complesso dei 27 Paesi Ue (1,2 omicidi per 100 mila residenti). Per Lituania ed Estonia si registrano valori nettamente superiori a quelli degli altri Paesi membri (7,5 e 5,2 omicidi per 100 mila abitanti), come anche per la Lettonia nel cui caso, però, sono compresi gli omicidi tentati. La situazione meno critica caratterizza invece Slovenia e Austria (rispettivamente 0,6 e 0,5 omicidi per 100 mila abitanti).

Il dato medio italiano, circa un omicidio volontario per 100 mila abitanti, risulta da una sintesi di situazioni scarsamente omogenee. Si passa da 0,62 omicidi per 100 mila abitanti del Nord-est a 1,45 del Mezzogiorno. Le altre due ripartizioni presentano valori intermedi ma entrambi inferiori alla media nazionale (0,72 nel Centro e 0,80 nel Nord-ovest, sempre per 100 mila residenti). A livello regionale, la Calabria è caratterizzata dal valore più elevato (3,19 omicidi per 100 mila abitanti), seguita a distanza dalla Campania (1,79) Quest’ultima è la regione che registra la percentuale più elevata di omicidi di tipo mafioso (il 47,1 per cento del totale). I tentati omicidi rilevati nel 2009 sono in diminuzione rispetto all’anno precedente (-17,0 per cento), in particolare nel Mezzogiorno (-20,6 per cento). È ancora il Mezzogiorno a presentare valori più elevati anche per il tentato omicidio, mentre il Nord-est detiene il valore più basso (rispettivamente 3,02 e 1,46 per 100 mila abitanti). Le regioni più critiche rispetto a questo fenomeno sono la Calabria (4,38 tentati omicidi per 100 mila abitanti), la Puglia e la Campania (rispettivamente 3,36 e 3,13, sempre per 100 mila abitanti).
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Omicidi familiari e di relazione


Rapporto Italia 2011 - Eurispes

Odi et amo: il tormento degli “assassini domestici”

«Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile; non so, ma è proprio così e mi tormento» (Catullo, carme 85). In tre parole, le prime, si racchiude il paradosso. Due sentimenti, contrapposti ma coesistenti, l’amore e l’odio. Ed è in questo folle tormento, forse, che si scatena in chi più ci ama e ci sta vicino, una forza distruttrice forte quanto forte è l’amore che l’ha prodotta. Con “omicidi domestici”, vengono definiti gli omicidi perpetrati tra individui legatida relazioni familiari, amicali, affettive o di conoscenza amicale. Tra questi, sono da distinguere i cosiddetti “omicidi familiari” che coinvolgono soggetti uniti da legami familiari più stretti come coniugi o conviventi, genitori, figli, fratelli e altri parenti e quelli “di relazione” nei quali il rapporto tra “carnefice” e “vittima”, seppure non fondato su “legami di sangue” o “vincoli coniugali”, si instaura attraverso una “relazione” che può essere di tipo affettivo/amoroso, amicale o di semplice conoscenza. Vengono considerati, quindi, tra gli “omicidi di relazione” quelli avvenuti tra fidanzati, amanti, rivali, spasimanti, ma anche tra ex coniugi o ex conviventi, ex fidanzati, tra amici e tra persone coinvolte nella vita relazionale deisoggetti “protagonisti” di un omicidio (suocera/suocero, genero/nuora, etc.).

Omicidi in famiglia: circa 10 al mese tra il 2009 e il 2010.
Il campione analizzato dall’Eurispes è stato costruito grazie ad un’analisi e una selezione di articoli di cronaca, estrapolati dai più importanti quotidiani a diffusione nazionale negli anni 2009 e 2010 (2009-2010). Nel biennio 2009-2010, in Italia, si sono registrati 235 omicidi domestici (122 nel 2009 e 113 nel 2010). Inentrambi gli anni, la maggior parte di questi, vedeva coinvolti soggetti appartenenti alla medesima cerchia familiare (97 omicidi nel 2009 e 81 nel 2010). I cosiddetti“omicidi di relazione”, invece, sono stati in tutto 57 (25 nel 2009 e 32 nel 2010). Su 235 omicidi avvenuti nel biennio 2009-2010, quasi la metà degli omicidi domestici sono stati commessi nel Nord (52,5% nel 2009 e 47,8% nel 2010). Al Centro se ne sono registrati il 21,3% nel 2009 e il 18,6% nel 2010 mentre a Sud e nelle Isole gli omicidi domestici sono stati il 26,2% e il 33,6% rispettivamente nel 2009 e nel 2010.

Autori (uomini) e vittime (donne).
La maggior parte degli autori di omicidi domestici nel biennio 2009-2010 erano maschi 857 nel 2009 e 849 nel 2010 e su 126 autori di omicidi il 34,1% erano coniugi o conviventi (mariti o compagni), l’11,1% erano padri, il 7,9% erano figli, il 7,2% erano altri parenti (nonni, zii, cugini, etc.) e il4,8% erano fratelli. Sempre nello stesso anno, le donne che avevano commesso un omicidio, nella cerchia familiare, erano nella maggior parte dei casi madri (8,7%) ofiglie (3,2%). Pochi i casi emersi di mogli, sorelle o altri parenti (0,8% in tutti e tre icasi) autrici di omicidi. Nel 2009, sono per la maggior parte fidanzati, amanti, rivali o spasimanti acommettere omicidi (6,3% in entrambi i casi). Nel 2010, invece, sono gli “ex” (coniugio conviventi, ma anche fidanzati o amanti) i maggiori responsabili di uccisioni (11,8%ex fidanzati/amanti e 6,7% ex coniugi/conviventi). Le donne sono le vittime sacrificali, forse perché più deboli o peggio perché non piùdisposte ad accettare soprusi e angherie. Sono state il 70,5% le donne uccise nel 2009 e il 62,8% quelle che hanno perso la vita (per mano di un omicida maschio nell’84,9%dei casi) nel 2010, tra le mura “domestiche”. Tra queste, la maggior parte erano moglio conviventi (34,4% nel 2009 e 20,3% nel 2010). Tra il 2009 e il 2010, la percentuale di figlie uccise scende dall’8,2% del totale degli omicidi domestici al 2,7% mentre aumenta la percentuale di vittime madri (dal 6,5% all’8,8%) e zie, cugine, nonne (da3,3% all’11,5%) ma anche di fidanzate, amanti, rivali o spasimanti (dal 5,7% al 6,2%) e di ex fidanzate o ex amanti (dal 3,3% al 9,7%). Considerando i maschi vittime di omicidi (29,5% nel 2009 e 37,2% nel 2010), se nel 2009, questi erano per lo più figli (12,3%), seguiti dai padri (4,9%) e dagli altri parenti maschi (4,1%), nel 2010, invece, erano i padri (10,6%) i principali bersagli della furia omicida, seguiti dai figli (9,7%), dagli ex coniugi o conviventi (7,1%) e dai mariti o conviventi (4,4%). Analizzando l’età degli autori e delle vittime coinvolte negli omicidi domestici emerge che i minori (fascia d’età 0-17 anni) sono principalmente “vittime” (17,2%nel 2009 e 12,4% nel 2010); infatti, solo nel 2,6% degli omicidi domestici, registrati nel2010, era stato ritenuto colpevole un minorenne. Considerando, invece, la fascia d’età immediatamente successiva, rappresentata da giovani tra i 18 e i 24 anni si osserva come questi, nel biennio 2009-2010 siano stati – seppure in percentuale minore nel 2010 rispetto al 2009 – più “autori” (14,3% nel 2009 e 7,6% nel 2010) che “vittime”(10% nel 2009 e 2,7% nel 2010). Anche i 25-34enni, sono nella maggior parte dei casipiù “autori” (9,5% nel 2009 e 16% nel 2010) che “vittime” (7,4% nel 2009 e 14,1% nel 2010), anche se, rispetto a quanto accadeva nella fascia d’età precedente, sono in aumento nel 2010 rispetto al 2009. Nelle fasce d’età più “mature”, quelle dei 35-44enni e dei 45-64enni si conta, in media, il maggior numero di “autori” (30,6% nel 2009 e 29% nel 2010) mentre le “vittime” sono, nel maggior numero dei casi anziane (il 25,1% in media delle vittime dai 65 anni in su), 35-44enni (il 21,3% in media) e 46-64enni (il 20% in media). Da non sottovalutare, inoltre, il discreto numero di anzianiche vengono accusati di omicidio “domestico” (il 15,9% nel 2009 e il 9,2% nel 2010).

Genitori e figli.
Tra gli omicidi più efferati, il figlicidio e il genitoricidio sono senz’altro quelli più difficili da comprendere. A parte le note patologie psicologiche, le altre motivazioni di questo genere di omicidio sono la disperazione all’impossibilità di curare una malattia grave di un figlio o di un genitore anziano e sofferente o problemi legati all’affidamento dei figli. Nel biennio 2009-2010, sono risultati 39 i figlicidi (25 nel 2009 e 14 nel 2010). Di questi, nel 2009, 14 erano stati perpetrati da padri, 11 da madri. Nel 2010, invece, 4 erano stati compiuti da padri e10 da madri. Nel complesso, la maggior parte dei figli uccisi dai genitori sono stati maschi (15 vs 10, nel 2009 e 11 vs 3, nel 2010), mentre le madri sono state quelle chehanno ucciso più figli rispetto ai padri (21 vs 18). Per quanto riguarda i genitoricidi, ad essere stati uccisi per mano dei propri figli sono stati, nella maggior parte dei casi i padri (6, nel 2009 e 14, nel 2010). I matricidi, invece, sono stati 8 nel 2009 e 10 nel 2010.I figli maschi (30), rispetto alle femmine (8), sono quelli che hanno commesso più parricidi (16 figli vs 4 figlie e 14 figli vs 4 figlie).

Gli infanticidi: uno ogni 20 giorni nel 2010.
Stando ai dati ufficiali emerge che il numero di infanticidi nel 2008 è stato pari a 4. Dai dati del Centro documentazionedell’Eurispes emerge un incremento del numero di infanticidi, che aumentano da 11 nel 2009 a 18 nel 2010. Si è passati quindi da un infanticidio ogni novantuno giorni nel 2008, ad uno ogni trentatré giorni circa nel 2009, per giungere a uno ogni venti giorni circa nel 2010.

Ti amo… da morire.
Sempre nell’indagine effettuata dall’Eurispes nell’ambito degli omicidi tra “innamorati” o comunque tra individui con legame di natura affettiva/sessuale, abbiamo osservato come l’autore di questi omicidi è quasi sempre un uomo (85,7% nel 2009 e 84,9% nel 2010) il cui sentimento nei confronti della sua“amata” è spesso nient’altro che un mero desiderio di possesso. Nel biennio 2009-2010, tali omicidi sono stati 103, il 44% circa di quelli totali. Lamaggior parte di essi è avvenuta a Nord-Ovest (27,2%), seguito dal Centro (23,3%), dal Sud (18,4%), dal Nord-Est (17,5%) e dalle Isole (13,6%). Gli autori sono stati principalmente mariti o conviventi (63,1%), ma anche fidanzati/ex amanti (15,5%), fidanzati, amanti, rivali o spasimanti (13,6%) e ex coniugi o ex conviventi (7,8%). Tra questi, il 32% si è suicidato subito dopo aver commesso l’omicidio e il 15,6% ha tentato di togliersi la vita.
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526 omicidi nel 2012, al minimo degli ultimi 40 anni
Rapporto Eures-ANSA, 81 donne uccise nei primi sei mesi del 2013

(ANSA) - ROMA, 11 LUG - Si uccide di meno in Italia. Gli omicidi sono stati 526 nel 2012. Si tratta del minimo storico degli ultimi 40 anni. Prosegue dunque la tendenza al calo delle uccisioni (-67,8% rispetto al 1990, quando erano state 1.633).

Il 30% delle vittime (159) sono donne, dato pressoché immutato rispetto al triennio precedente, nonostante la crescente attenzione mediatica sul femminicidio. Tra il 2000 ed il 2012 si contano complessivamente 2.200 donne vittime di omicidio, pari ad una media di 171 all'anno, una ogni due giorni. Questi i principali dati che emergono dal rapporto Eures-ANSA sull'omicidio volontario in Italia. AL SUD MAGGIOR RISCHIO OMICIDIO - Tra i Paesi europei l'Italia presenta uno degli indici più bassi (1 omicidio ogni 100mila abitanti, a fronte di 1,9 in media nell'Ue). Lo scorso anno c'è stata una forte riduzione dei casi nelle regioni del Centro (-13,1%) e del Nord (-7,9%), mentre al Sud il dato è stabile (+0,4%). Proprio il Meridione si conferma l'area più a rischio, con 279 omicidi volontari nel 2012, pari al 53% del totale nazionale. La Campania (90 omicidi) consolida il primato di regione più cruenta. Ma la Calabria è la regione più a rischio con 2,7 omicidi ogni 100mila abitanti. UN OMICIDIO SU 2 CON ARMI DA FUOCO - Un omicidio su 2 è stato commesso con un'arma da fuoco (dato in crescita rispetto al 43% del 2011). Scende il ricorso alle armi da taglio (21,3%) e di quelle improprie (9,2%). Il venerdì ed il lunedì, i giorni del cambiamento dei ritmi e delle abitudini settimanali, sono i giorni in cui avviene il maggior numero degli omicidi (rispettivamente il 15,1% ed il 14,9%).

Forte prevalenza (38,4%) di quelli commessi tra le 18 e mezzanotte. MENO OMICIDI IN FAMIGLIA, PIU' DA CRIMINALITA' - E' sempre in famiglia che avviene il maggior numero di omicidi (175), ma il dato è in calo (-10,3%) rispetto al 2011. Mentre in forte aumento (+25,8%) risultano quelli compiuti dalla criminalità comune (122). Seguono quelli da criminalità organizzata (84). Tra i 419 autori noti di omicidio volontario censiti nel 2012, il 91,4% è un uomo e l'8,6% donna. Nel contesto familiare e affettivo la vittima è principalmente donna (61,1%), di età compresa tra i 25 e i 54 anni. Mentre il killer in oltre 9 casi su 10 è un uomo. Gli omicidi 'nella coppia' interessano quasi la metà delle vittime totali di uccisioni in famiglia. 81 FEMMINICIDI NEI PRIMI SEI MESI DELL'ANNO - Nei primi sei mesi del 2013 sono state uccise 81 donne, di cui il 75% nel contesto familiare o affettivo. L'Italia è comunque tra i Paesi meno esposti in Europa a questa tipologia di delitto.

Ogni giorno viene colpita da atti di violenza di genere (fisica, verbale e psicologica) una donna ogni 12 secondi. Nell'ultimo anno con dati disponibili (il 2010) si sono contati oltre 105mila reati di genere, pari ad oltre 290 al giorno. Più in dettaglio, ogni giorno 95 donne denunciano di aver subito minacce e 87 di aver subito ingiurie; 64 donne al giorno sono vittime di lesioni dolose, 19 di percosse, 14 di stalking, 10 di violenze sessuali. (ANSA)


Dal rapporto si evince però che

L'Italia è comunque tra i Paesi meno esposti in Europa a questa tipologia di delitto. È la Germania (con 350 vittime donne nel 2009, pari al 49,6% delle 706 vittime di omicidio totali e un indice di rischio pari a 0,8 per 100 mila donne residenti) a detenere il primato negativo, seguita dalla Francia (288 vittime, pari al 34,3% e un indice pari a 0,9) e dal Regno Unito (245, pari al 33,9% e un indice pari a 0,8).



Sempre sull'emergenzialismo (che sta interessando anche il fenomeno della violenza sulle donne, problema sociale da combattare soprattutto con l'educazione, ma senza tutti gli allarmismi che stanno dilagando), sempre illuminante e pungente quitthedonner:

In principio furono le rapine in villa, la grande mosca cocchiera che traghettò Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi nel 2001. [...]
www.quitthedoner.com/?p=1716



[IMG]http://im3.freeforumzone.it/up/38/56/1496863060.png[/IMG] [IMG]http://im3.freeforumzone.it/up/38/59/1492976256.png[/IMG] [IMG]http://im3.freeforumzone.it/up/38/57/1955642371.png[/IMG]
SLAM 2000 - Libro sul basket
Corre l'anno 2000 e strane cose succedono nei playground...
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5/29/2014 10:30 PM
 
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Aggiornamenti


Rapporto Italia 2013 - Eurispes

Gli omicidi domestici in Italia
La rilevazione effettuata attraverso il monitoraggio dell’archivio stampa Eurispes, contenente le notizie presenti nei maggiori quotidiani a diffusione nazionale, ha riguardato il periodo che va dal 1° gennaio 2012 al 1° dicembre 2012.
L’indagine a presta attenzione anche a tutti i casi di omicidi domestici, compresi quelli che hanno come autori e vittime sia uomini che donne, con legami di parentela di diverso tipo. Vengono quindi considerati gli omicidi famigliari come quelli che si sono consumati sul piano del contesto all’interno delle mura domestiche e ad opera di persone che appartengono alla cerchia parentale: genitori, figli, fratelli cugini, zii, suoceri, consuoceri o nonni. Tra gli omicidi di relazione si sono invece compresi gli omicidi avvenuti anche in contesti più lontani sul piano spaziale rispetto alle mura domestiche, perpetrati da persone che non appartengono alla cerchia famigliare: ex fidanzati, ex amanti, ex coniugi.
Sono stati 155 gli eventi delittuosi analizzati per il 2012, suddivisi in 83 omicidi di relazione e 72 omicidi familiari; nel 2010 ne registravamo complessivamente 113 (32 di relazione e 81 familiari), mentre nel 2009 erano 122 (di cui 97 ascrivibili al contesto familiare e 23 avvenuti all’interno di una relazione). Aumenta quindi in particolare l’incidenza del fattore relazionale sul totale degli omicidi domestici.
Confronto i dati del 2012 con quelli delle rilevazioni precedenti si evidenzia una maggiore incidenza dei delitti nel Nord dell’Italia: nel 2009 e nel 2010, quasi la metà degli omicidi domestici sono stati commessi al Nord (52,5% nel 2009 e 47,8% nel 2010) e anche nel 2012 la prevalenza di omicidi avviene nel settentrione con 25 omicidi famigliari (35%) e 33 omicidi di relazione (40%).
Al Centro si riscontrano 21 omicidi famigliari, pari al 29% e 17 quelli di relazione (20,5%); al Sud 17 quelli famigliari (23,5%) e 21 quelli di relazione (25%); nelle Isole sono avvenuti 9 casi di omicidi domestici (12,5%) e 12 di omicidi passionali (14,5%).

Il nemico è in casa
Come nel biennio 2009-2010, nel quale si evidenziava che la maggior parte degli autori di omicidio domestico erano maschi (85,7% nel 2009 e 84,9% nel 2010), allo stesso modo, nel 2012 gli autori degli omicidi domestici rimangono per la maggior parte uomini, 135, contro 25 donne.
Analizzando il grado di parentela tra autori maschi e vittime emerge che il 23,7% sono coniugi, seguiti da ex fidanzati o ex amanti pari al 14, 4%, ex coniugi o ex conviventi per l’11,3%.
Tra le donne prevalgono, come per gli uomini, quelle coniugate/conviventi pari al 3,7% e le madri 3,7% nonostante queste siano in minoranza sui padri autori di omicidi famigliari. Da notare, infine, l’assenza di sorelle tra le autrici di omicidi e una percentuale molto bassa di figlie (1,2%) o di ex fidanzate o ex amanti (1,9%).
Per quanto riguarda le vittime, al contrario, la maggioranza è donna con una prevalenza di coniugate/conviventi (24,5%) e di ex fidanzate o ex amanti (14,8%).
Nel 2009 sono stati per la maggior parte fidanzati, amanti, rivali o spasimanti, ma anche amici, a commettere omicidi (6,3% in entrambi i casi). Nel 2010, invece, sono gli “ex” (coniugi o conviventi, ma anche fidanzati o amanti) i maggiori responsabili di uccisioni (11,8% ex fidanzati/amanti e 6,7% ex coniugi/conviventi).
Anche nel 2012 le donne sono le principali vittime di omicidi domestici e soprattutto trovano spesso la morte in seguito a relazioni amorose che sfociano poi in quella che spesso viene descritta dai loro assassini come una forma estrema d’amore. Ma che tale evidentemente non è.
Nella fascia d’età tra 0-17 anni si registra il 10,3% di vittime (16 casi). La maggior parte degli autori si colloca nella fascia d’età avanzata tra i 45-64 anni con 42 casi (26,2%), seguito dalla fascia 35-44 anni (37 casi per il 23,1%).
Le vittime si collocano per la maggior parte nella fascia d’età tra i 35-44 anni con 40 casi (25,8%), seguita da quella tra i 45-64 anni (31 casi, 20%) e tra i 25-34 anni con 30 casi (19,5%).

Figlici, matricidi, parricidi
Una delle tendenze del 2012 è rappresentata, all’interno degli omicidi domestici, da una drastica diminuzione dei casi di figlicidio o tentato figlicidio e dei casi di matricidio o parricidio. Se infatti nel 2009-2010 sono avvenuti 39 casi di uccisioni da parte dei genitori verso i figli, nel 2012 i casi rintracciati sono in totale 17.
Anche in questo caso la percentuale pesa soprattutto sugli uomini, sui padri, di cui sono stati contati 11 casi di cronaca, mentre sono in minoranza (6 casi) le madri che uccidono o tentano di uccidere i propri figli. Quest’ultimo dato è in linea con le rilevazioni degli anni precedenti, fatta eccezione per il 2010 in cui risultano 10 madri autrici di figlicidio e 4 padri.

Tra le vittime, invece, nel corso del 2012 emergono i figli vittime di padri (9 casi), mentre sono molto rare le situazioni in cui le figlie sono vittime di padri (2 casi) e di figli (3 casi) o figlie vittime di madri (3 casi).
Tra i figlicidi per mano delle proprie madri si riscontrano ancora situazioni dovute a raptus o depressione post-partum. Allo stesso modo, alla base dei figlicidi da parte di padri si riscontra spesso una forma di depressione dovuta a problemi economici tanto che in quasi tutti i fatti riportati, l’omicidio dei figli è accompagnato dal suicidio o dal tentato suicidio dell’autore. Nel 2012 si contano 17 casi di matricidio e parricidio. Si abbassa dunque la loro incidenza, considerando che nel 2001 ne erano stati conteggiati addirittura 30, nel 2002, invece, erano scesi a 20 casi. Si contavano 14 casi nel 2009 e 24 casi nel 2010 con un evidente aumento di 10 uccisioni. Anche in questo caso, il numero di figli maschi che uccidono i propri genitori sono in maggioranza rispetto alle figlie: 15 maschi e 2 femmine. Le vittime sono quasi sempre le madri tanto che si registrano 12 casi di matricidio sui 17 totali.
Tuttavia, è da segnalare che negli unici due casi di autrici figlie, il delitto viene commesso contro la madre, mentre i padri sono invece sempre vittime dei figli maschi (5 casi).



Vittime di omicidio
“Noi Italia 2014" - Istat

Gli omicidi risultano in forte diminuzione, sono circa un terzo di quelli del 1992. Il tasso per 100 mila abitanti è pari a 0,89 nel 2012 (1,13 nel 2002). La maggiore diminuzione si riscontra tra gli uomini, il cui tasso su 100 mila maschi è pari a 1,28, mentre era pari a 4,4 nel 1992 (il dato proviene dall’indagine sulle cause di morte); rimane costante invece il numero di omicidi di donne, intorno allo 0,5 per 100 mila femmine.
Le uccisioni degli uomini sono per lo più ad opera di sconosciuti e di autori non identificati (rispettivamente 33,4 per cento e 45,4 per cento dei casi nel 2012), mentre la maggior parte delle donne viene uccisa da una persona da loro conosciuta (76,9 per cento dei casi), soprattutto da un partner o ex-partner o altro parente. La percentuale di donne uccise dal partner o dall’ex-partner era pari al 38,5 per cento nel 2002, anno in cui per la prima volta il dato è disponibile, ed è il 46,3 per cento nel 2012. Il picco di massimo si è avuto nel 2006 quando le donne uccise dai loro compagni o ex-compagni sono state 91, il 50,3 per cento degli omicidi contro donne.
Gli omicidi di donne sono solo la punta dell’iceberg del problema della violenza contro la donna. Il loro andamento sostanzialmente stabile nel tempo, a fronte di una generale diminuzione del tasso complessivo degli omicidi, suggerisce la difficoltà di intervento per combattere tale fenomeno.

DEFINIZIONI UTILIZZATE
Nel codice penale italiano, l’omicidio è il primo reato contemplato tra i delitti contro la persona (art. 575 c.p.); è punito con la reclusione non inferiore a 21 anni. Nei confronti europei, la disaggregazione per relazione vittima-autore, alla voce partner, indica per alcuni paesi lo sposo, ed esclude il convivente o il fidanzato. Nel dato italiano invece la voce partner ed ex-partner include anche conviventi e fidanzati.

L’ITALIA NEL CONTESTO EUROPEO
Nel confronto con i 26 paesi europei per i quali è disponibile il dato (manca Cipro) l’Italia presenta valori inferiori alla maggior parte dei paesi considerati, sia per gli omicidi di uomini che per gli omicidi di donne. I valori più elevati dei tassi specifici per 100 mila abitanti si osservano, con riguardo sia agli uomini che alle donne, in Estonia (14,30 per gli uomini e 3,38 per le donne), in Lettonia (12,27 per gli uomini e 4,86 per le donne) e in Lituania (12,10 per gli uomini e 3,58 per le donne).

L’ITALIA E LE SUE REGIONI
Nel 2012 le vittime donne costituiscono il 30,3 per cento del totale degli omicidi. Tutte le regioni del Nord-est superano il valore medio nazionale. In Emilia-Romagna è donna il 56,8 per cento delle vittime di omicidio, in Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige è donna esattamente la metà delle vittime. Registrano valori significativamente superiori alla media nazionale anche le Marche (80,0), la Liguria (62,5), la Toscana (50,0), il Piemonte (46,9), l’Abruzzo (45,5) e infine il Molise in cui l’unica vittima di omicidio nel 2012 è stata una donna. Se si osservano i tassi specifici le regioni con i valori superiori a quello medio nazionale (0,52 vittime donna ogni 100 mila donne) sono l’Emilia-Romagna (0,93), il Friuli-Venezia Giulia (0,79), l’Abruzzo (0,74), la Campania (0,74), il Piemonte (0,66), la Sicilia (0,66), l’Umbria (0,65), il Molise (0,62) e la Liguria (0,61). I tassi di omicidio per 100 mila abitanti commessi da autori non identificati sono maggiori in alcune regioni del Mezzogiorno, soprattutto in Calabria, Campania, Puglia e Sardegna; il fenomeno appare meno rilevante in Sicilia. Ciò è ancora più vero quando la vittima è un uomo. Quando la vittima è donna, il tasso di omicidi commessi dal partner o dall’expartner per 100 mila donne è maggiore della media italiana nel Molise (0,62) e in misura minore in Campania e Sicilia (rispettivamente 0,34 e 0,31) fra le regioni del Mezzogiorno; in Emilia-Romagna (0,49), Piemonte (0,44), Liguria (0,36), Friuli-Venezia Giulia (0,32) nel Settentrione. Valle d’Aosta, Umbria, Sardegna, Basilicata e Abruzzo sono le sole regioni in cui nel 2012 non si sono verificati omicidi commessi da partner o ex-partner.



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5/29/2014 10:38 PM
 
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Omicidi volontari
Prosegue il trend decrescente del numero di omicidi nonostante la ripresa di quelli di matrice mafiosa

UNO SGUARDO D'INSIEME
Nel corso del 2012 in Italia si sono consumati 528 omicidi volontari, in moderata diminuzione rispetto ai 550 dell’anno precedente. In rapporto alla popolazione, alla diminuzione repentina avvenuta tra il 1991 - anno di picco – e il 1993 (da 3,38 a 1,87 omicidi per 100 mila abitanti) ha fatto seguito un calo progressivo, con lievi perturbazioni, fino allo 0,89 registrato nel 2012, che rappresenta un minimo storico malgrado l’aumento nell’ultimo anno della componente degli omicidi ascrivibile alle organizzazioni criminali di tipo mafioso (sono stati 68, il 28,3 per cento in più rispetto al 2011, in controtendenza rispetto al trend discendente che li ha a lungo caratterizzati). I tentati omicidi nel 2012 sono stati 1.327, il 5,3 per cento in meno rispetto all’anno precedente. Ogni 100 omicidi volontari consumati ve ne sono quindi circa 251 tentati. Rimane delineato, malgrado alcune fluttuazioni, il trend discendente di lungo periodo (dai 3,87 tentati omicidi per 100 mila abitanti del 1991 ai 2,23 del 2012).

Continua: "Noi Italia" - Istat



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